È iniziato tutto quasi per caso e, passo dopo passo, il tatuaggio è diventato il mio mestiere e una mia grande passione.
Avevo appena finito il liceo scientifico e mi ero iscritta a Economia. Quell’estate ho frequentato un corso di Reiki e ho iniziato a fare sogni molto intensi. In quel periodo sono andata da Giada, una tatuatrice che avevo conosciuto da poco, per farmi un piccolo fine line sulla schiena: il mio primo tatuaggio.
Parlando dei miei sogni con Giada, siamo andate da una sensitiva di sua fiducia, che ci ha suggerito di scambiarci la vita per un giorno: io avrei portato Giada con me a una lezione di Economia e lei mi avrebbe fatto provare a tatuare. Impugnare la macchinetta mi ha trasmesso un’emozione fortissima, anche se fino a quel momento non avevo mai pensato di poter tatuare. Giada mi ha proposto di diventare sua apprendista e da lì è iniziato il mio percorso.
Prima di impugnare una macchinetta non mi ero mai interessata al mondo del tatuaggio e non ne avevo alcuna conoscenza. All’inizio partivo quindi da idee semplici, cercavo ispirazione soprattutto su Pinterest e realizzavo ciò che i clienti e gli amici mi chiedevano, sempre nei limiti di quello che sapevo fare con sicurezza. L’interesse per il tatuaggio ornamentale è arrivato soltanto in seguito.
In quel periodo stavo con una persona molto appassionata di tatuaggi, che mi ha trasmesso molto e mi ha fatto conoscere meglio la realtà del tatuaggio torinese. Al suo ritorno da un viaggio a Barcellona aveva le dita tatuate in uno stile per me nuovo, che mi colpì immediatamente. Mi disse:
Credo che si chiamino tatuaggi berberi.
Da lì ho iniziato a fare ricerca, anche se all’epoca il materiale disponibile era ancora poco.
Durante un viaggio in India ho osservato da vicino geometrie e motivi tradizionali che hanno alimentato il mio interesse per l’ornamentale. Ho iniziato così a disegnare i primi motivi su me stessa, che mi sono poi stati tatuati da Giada. In seguito ho conosciuto altri tatuatori di riferimento a Torino, dai quali mi sono fatta tatuare più volte per osservare e comprendere meglio il loro modo di lavorare.
Per molto tempo ho continuato a realizzare generi diversi, anche se il tatuaggio ornamentale era già quello che amavo di più, tanto da avere mezzo corpo tatuato in questo stile. Non è stato immediato credere di potermi dedicare principalmente a questo. A un certo punto, ho capito che per ricevere progetti ornamentali dovevo essere io per prima a scegliere di mostrare e proporre questo tipo di lavoro. Da quel momento ho deciso di concentrarmi sull’ornamentale, ed è diventato spontaneamente il centro del mio percorso.
Yooyaee nasce da un aneddoto molto lontano dal mondo dei tatuaggi. Al primo anno delle superiori i miei genitori non volevano che usassi i social, ma io ero curiosa di conoscere meglio i miei nuovi compagni di classe. Creai quindi un profilo “segreto” e, cercando un nome che non fosse riconducibile a me, trasformai la parola yoyo - il giocattolo - fino ad arrivare a Yooyaee.
Con il tempo, quel nome è rimasto legato a me e ai miei anni di scuola. Quando ho iniziato a tatuare ho scelto di continuare a usarlo, più per il suo valore affettivo che per una decisione strategica. Ancora oggi, quando qualcuno mi chiede da dove venga, rispondo scherzando che è un segreto per pochissimi.